Comunicazione food: La comunicazione del design food

Camunicare i valori di un prodotto significa renderli pratici.

 

Ugo Gaspardone -Between - Comunicazione e Design Food

 

Abbiamo avuto il piacere di fare una chicchierata con chi lavora nell’ambito della comunicazione e ha lavorato con il settore food.

Lui si chiama Ugo Gaspardone , fa parte del gruppo Between, e si rappresenta sul suo profilo Facebook con l’immagine di Steve Jobs.

Non riporterò la nostra discussione passo passo, primo perchè un blog non è un quotidiano, secondo perchè non è una conferenza stampa e terzo perchè non piace neanche a me da lettore leggere un’intervista per intero.

Bisogna cogliere il succo delle cose , trarre quello che sia indispensabile comunicare, il resto è un insieme di gesti e sfumature temporanee che servono alla conversazione diretta.

Abbiamo parlato di pubblicità anni ’80, dei marchi storici delle merendine e di tutto lo scibile della pubblicità pop che ha governato il mondo delle marche alimentari. Ho chiesto il suo punto di vista sul valore del design nei prodotti food e come è possibile comunicare un prodotto attraverso un packaging.

Lui, laureato in giurisprudenza, ha la parlantina di un pubblicitario che sa usare le parole. Di una cosa è certo, chi si occupa di comunicazione oggi è:

… è molto di più un pubblicitario

Quello su cui ha da ridire è:

Oggi alle agenzie viene giustamente richiesto un compito più articolato, più profondo, capace di dare più valore in ogni contesto anche microscopico. Ci piacerebbe allo stesso modo che le marche lo riconoscessero, non solo in termini di compenso. Non sempre è così

Allora provo a capire cosa è necessario comunicare attraverso il design di un prodotto food, perchè una marca come Saclà vuole ridisegnare il design di un prodotto. Lui da una definizione chiara :

… nelle operazioni di restyling si deve tener conto del passato del prodotto, tirando fuori gli elementi di successo, valorizzandoli al massimo.

Nel caso Saclà abbiamo creato un nuovo sistema di package che meglio sostenesse questi tre concetti: gusto, italianità e contemporaneità, per arrivare a un vero posizionamento premium. Abbiamo quindi lavorato sulla semplificazione delle cromie e degli elementi, sulla profondità di campo delle immagini, sull’ambientazione in generale.

Cerco allora di trarre informazione sulla pubblicità nel settore food, lui è convinto che è un settore in crescita di investimenti:

Il settore cresce. La pubblicità come meraviglia del creato per fortuna non esiste più, l’hanno capito in parte anche i supergruppi supermondiali con mille e una marca in portfolio. Gli stucchevoli spot della merendina colta dall’albero delle merendine lentamente lasceranno la scena, anche perché le persone a cui si rivolgono stanno lentamente lasciando gli schermi del televisiore.

E’ positivo anche sulla conquista del web da parte delle marche come negli anni 80 è accaduto alla televisione:

Dai social alle app dedicate ci sono strumenti oggi che sono molto più efficaci per generare il classico passaparola. Lo splendore narrativo non c’è ancora ma siamo certi che ci sarà, così come negli anni ’80 si è raggiunto il massimo dello spendore dell’immagine.

Ad un certo punto ho voluto provocarlo chiedendo:

E’ sempre vero il sillogismo “nuovo design/migliore prestazione” della marca?

Lui su questo è categorico:

Sì! E’ irrilevante che il prodotto in sé abbia realmente prestazioni migliori. La nuova lattina della Coca-Cola, giusto per fare un esempio, ha lo stesso prodotto di sempre, ma nel nuovo pack offre una prestazione migliore, sia agli azionisti, sia a chi la acquista: maggior gratificazione nell’atto di acquisto – “uh, guarda che bella la nuova lattina!”

Alla fine, prima di lasciare la mancia al cameriere, lo saluto e gli chiedo:

Avresti qualcosa da dire ad un ipotetico produttore che vuole lanciare o riposizionare la marca del suo bellissimo prodotto ?

Anche in questo caso la sua risposta sorniona è efficace:

Care marche di ogni genere, tipo e grado, di qualsiasi colore voi siate a scaffale, qualsiasi formato abitiate: regalate alle persone un momento di autentica, sincera, onesta bellezza in questo mondo, non si dimenticheranno più di voi (e per favore non chiamatele mai più “consumatori”, queste persone).

 

Paghiamo il conto a metà, perchè non sono un giornalista che si fa pagare per scrivere, e torno a casa con una convinzione confermata:

Se ci fossero più persone disposte a conversare e fare networking “reale” e non da “conferenza elitaria e pubblicitaria” nella comunicazione italiana avremmo sicuramente da insegnare a tutto il mondo.

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Comments
4 Responses to “Comunicazione food: La comunicazione del design food”
  1. Tutto vero ed interessante, ma… prima si delinea il cambiamento del consumatore che si allontana dall’albero di merendire, e poi si enuncia l’irrilevanza delle prestazioni di prodotto.
    Secondo me invece l’albero di merdendine viene abbandonato proprio perché si sta tornando al valore della prestazione di prodotto, anche e soprattutto nel food; molti consumatori sono “foodies” e non si fanno attirare da un restyling di prodotto. A volte anzi il design sparisce mimando un velo minimal che incornicia il cibo piuttosto che sovrastarlo.

    Intendo dire che (sempre secondo me), un restyling di pack nelle PMI del food va effettuato solo se il pack non è coerente con il prodotto e solo se aiuta meglio le persone a percepire il valore del prodotto: quindi un restyling che enfatizza il contenuto, piuttosto che aiutare un valore indifferenziato di prodotto, ma mi sembra azzardato affermare che restyling = migliore prestazione della marca, no?

    • vincidaniele ha detto:

      Ciao Massimiliano,

      la tua riflessione è sicuramente attuale e conforme alle dinamiche sociali dell’acquisrente moderno. Il discorso del restyling ha comunque un suo significato per prodotti di “massa” e comunemente considerati da “supermercato”.

      Ovviamente il restyling ha un suo significato se il prodotto ha necessità di riposizionare alcune “variabili” della percezione che i clienti possono avere. E’ certamente un lavoro complesso e sottovalutato per il semplice fatto che si pensa che basti cambiare “vestito” per sembrare diversi.

      Talvolta , ahimè, un nuovo restyling coincide con performance migliori … ma giustamente anche io ci andrei piano con convalidare questa corrispondenza con certezza.

      Colgo l’occasione per avvisarti che stiamo passando ad una nuova piattaforma , quindi se hai sottoscritto un aggironamento tramite email dei post ti aggironerò tramite commenti su questo articolo l’avvio del nuovo sito.

      Rimani connesso a questi commenti per essere aggiornato.

      Ciao

      • eh eh, la mia era un’innocente provocazione proprio perché spesso alle imprese il restyling sembra la panacea delle vendite, poiché agisce sul trade e a volte in positivo sul consumatore. Hai però colto nel segno: la grafica non è sufficiente.

        Ma il dominio del blog rimarrà lo stesso?

      • vincidaniele ha detto:

        Ciao Massimiliano,no cambieremo dominio e piattaforma. il nuovo dominio sarà http://www.comunikafood.it è già attivo e funzionante ma stiamo organizzando il team per l’operatività 😉 Mi farebbe piacere rimanere in connessione con te visto che segui e tratti gli stessi argomenti di nostro interesse.

        Ciao

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