Come il web può aiutare il food

Abbiamo intervistato Giancarlo Raccagni, Segretario e responsabile della comunicazione della condotta Slow Food Oglio-Franciacorta.

 

 

” Le specificità del settore food offrono molte possibilità già sfruttate dal mondo non-fisico della rete “

 

 

1) Il web è ormai parte della nostra vita sociale. Un contenitore dematerializzato che rende vita alle nostre discussioni. Come pensi che questo sistema di relazioni possa aiutare il settore del food?

 

Penso che ogni possibilità di confronto democratica sia una freccia in più nelle faretra delle possibilità di comunicare il proprio pensiero.

Non credo esistano delle peculiarità appartenenti esclusivamente al mondo del food per quanto riguarda la vita sociale nel web o meglio come esiste il food 2.0 esiste anche un’informazione 2.0 e ciò vale anche per molti altri settori.

Lo spostamento delle discussioni in un non luogo come la rete internet comporta innumerevoli vantaggi ed alcuni punti su cui è meglio fermarsi a riflettere.

Tra i vantaggi possiamo citare sicuramente la possibilità di confronti più immediati, poche barriere all’ingresso (accesso alla rete e un minimo di alfabetizzazione digitale), cancellazione delle distanze fisiche ma tra gli svantaggi ricordiamo la difficoltà di verifica dell’affidabilità delle fonti.

Quanto detto non riguarda specificatamente il mondo del food on-line ma tutto gli argomenti che prestano il fianco alle discussioni ed al confronto e si affacciano alla finestra del www.

Le specificità del settore food offrono molte possibilità già sfruttate dal mondo non-fisico della rete: iniziative come la “twitasta” Tweet your wine, la didattica #ascuoladisud, l’iniziativa #tutor, la godereccia #twitpolpette.

Inoltre ho rivestito un ruolo più attivo in iniziative come la #tweetbeer che non si è ancora concretizzata ma che sicuramente rappresenta una delle possibilità offerte dal mondo del social networking accoppiato al mondo del food & beverage.
 
 

2) Cosa il settore food ha da imparare e cosa invece farebbe bene a tenersi lontano?

 
Il settore del food può avvantaggiarsi di una democratizzazione difficilmente raggiungibile nella vita off-line. Nel web vengono ridotte le distanze tra Gualtiero Marchesi e la casalinga di Voghera, la possibilità di confronto viene moltiplicata in modo esponenziale.

Iniziativa come #DDB (Degustazioni Dal Basso) sono figlie di questo modo di concepire le cosa che trova nella rete un terreno ben concimato (si c’è anche un troppo concime organico) dove attecchire.

L’on-line food network deve assolutamente rifuggire il crearsi dei guru che rappresentano la figura meno democratica del mondo digitale.

Chiaramente non possiamo escludere in maniera ipocrita che ci siano degli influencer le cui parole ed opinioni godano di maggior considerazione ma mi piacerebbe vedere meno cattedre e più sedie da osteria da cui tutti ci si parla senza che qualcuno si alzi in piedi a fare la voce grossa con la pretesa di imporre la propria opinione.

Altro argomento da cui tenersi alla larga è la ricerca onanistica della polemica fine a se stessa che spesso inquina interi settori del digital-fud, per fare un esempio il mondo della birra artigianale è spesso protagonista di battaglie tra diverse fazioni che si scontrano in maniera spesso controproducente per l’intero settore.

 
 

3) Il web è “slow” , in senso che è utile a ristabile l’equilibrio tra il cibo e il suo valore?

 

In questo credo che il web rappresenti un utile mezzo di conoscenza e di presa di coscienza molto importante.

Per Slow Food l’obiettivo di educare dei co-produttori è uno dei traguardi più importanti ma anche uno dei più difficili. Il consumatore che è messo nelle condizioni di poter scegliere coscientemente ciò di cui si ciba è una persona più consapevole e quindi meno indifesa di fronte alla cattiva informazione dolosa di molte campagne pubblicitarie trasmesse quotidianamente dai media tradizionali.

Spesso (ma non sempre) i prodotti alimentari che oltre ad avere valori nutrizionali migliori offrono un aspetto etico comportano costi più elevati ed in questo periodo di contrazione dei consumi è ancora più difficile far capire ai consumatori l’importanza della sostenibilità di ciò che si porta in tavola.

In questo trovo che il web, e più in particolare il settore delle applicazioni per smartphone, offrano un ventaglio di possibilità di veicolare ed istruire i co-produttori verso un consumo maggiormente consapevole delle conseguenze delle proprie scelte.

Credo fortemente nella possibilità dell’integrazione della geo-localizzazione come strumento per incentivare le visite presso le aziende agricole, i luoghi di trasformazione delle materie prime, le cantine vinicole e permettere di conoscere e di ascoltare la passione di chi quotidianamente si impegna nella produzione di prodotti buoni, puliti e giusti (cit.).

Presso la sede della nostra condotta Slow Food, il Monastero di San Pietro in Lamosa di Provaglio d’Iseo, abbiamo in progetto di creare una stanza del territorio dove vi sono delle mappe con gli indirizzi dei produttori che si distinguono per la qualità organolettica ed intrinseca dei loro prodotti.

In questa ottica il mondo di internet rappresenterebbe un passo in avanti attraverso la creazione di mappe digitali e la possibilità di introdurre un’interazione non immaginabile attraverso strumenti fisici off-line. Esistono già diverse realtà che intercetteno la filosofia di Slow Food come Facefood, Geomercato e la stessa app creata in occasione di Slow Fish ma anche l’ultima app sviluppata per permettere arricchire la visita delle cantine della Franciacorta. Questi progetti permettono un’interazione importante tra web e mondo fisico e rappresentano degli strumenti utili ed alla portata di tutti.

 
 

4) Puoi dirci cosa pensi possa succedere nei prossimi 5 anni per il food?

 

Sono un’ottimista ma sicuramente la crisi economica che caratterizza questi ultimi anni sposta l’attenzione del consumatore medio al prezzo più che verso la qualità, esplicita o meno, dei prodotti di cui si ciba.

Quando saremo vicini alla fine di questo tunnel e saremo di nuovo padroni di poter scegliere il meglio per noi, ma anche per gli altri e l’ambiente che ci circonda, mi auguro che potremmo farlo in maniera più consapevole.

Per questo, credo negli obiettivi che l’associazione Slow Food si pone e mi impegno perché questi vengano diffusi anche avvalendomi delle possibilità comunicative che la rete ci mette a disposizione, infatti la nostra condotta ha una pagina Facebook ed un account Twitter che gestisco personalmente.

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