Food 2.0 – Cosa si dice in giro

Food Intervista a Claudio Gagliardini – web consultant


Claudio è un consulente Web e potete seguirlo sul suo sito: 

 

 

 


 

 

Claudio Gagliardini  sarà presente al PWES Camp ( Pane Web e Salame Barcamp) .

Il suo speech parlerà di Food 2.0 ( ore 12.30 prima sala, il 23 Giugno a Brescia ) e noi lo abbiamo intervistato in anteprima per sentire cosa ha da dire a riguardo.

food 2.0

Ciao Claudio!

Innanzitutto grazie per la tua disponibilità.

Sappiamo che parteciperai all’evento #PWES Camp e proporrai uno speech sul Food 2.0.
Puoi dirci in anteprima alcune pillole del tuo intervento?

 

 

Secondo te il settore Food a che punto si trova con la comunicazione?

c’è troppo “fai da te”, per il mio modo di vedere, soprattutto se parliamo di social media

Potrebbe andare molto meglio. C’è un solco profondo tra le piccole realtà e i grandi brand, che scommettono quasi tutto (con punte assolutamente sconvolgenti) sul marketing e che, negli ultimi anni, stanno aumentando considerevolmente gli investimenti anche sul web. Non sempre nella direzione giusta, secondo me (troppa immagine, troppi virtuosismi grafici, poca interazione e per lo più affidata ad agenzie specializzate, piuttosto che fatta in proprio), ma c’è sicuramente un dato positivo: gli investimenti e la fiducia nel mezzo sono in crescita costante. A ruota, con molta fatica e pochi mezzi, le aziende più piccole stanno cercando di adeguarsi, talvolta sfruttando canali di co-marketing con realtà in ambito turistico ricettivo, ad esempio, ma sempre più spesso in proprio. In questa fascia, paradossalmente, c’è troppo “fai da te”, per il mio modo di vedere, soprattutto se parliamo di social media. Siti bruttini e spesso poco o per niente posizionati, contenuti statici e poco web oriented, strategie di comunicazione assenti o improbabili, scarsa percezione di quanto e come il web sia diverso dai media tradizionali. Ma più o meno tutti si stanno avvicinando al web e ai suoi strumenti e questa è la nota che merita di essere rimarcata.

 

Il Food Made in Italy, secondo la tua opnione, sfrutta correttamente le leve del Marketing mix?

Per come la vedo io il settore food  ha ancora molto da imparare rispetto ai nuovi media, che oggi utilizza in modo frammentario e spesso inadeguato o migliorabile.

Mi viene spontaneo rispondere ni. Da un lato le aziende si stanno impegnando su quasi tutti i fronti e stanno utilizzando tutti gli strumenti che possono permettersi (e il web sul fattore costo è sicuramente ben posizionato); da un altro punto di vista, però, debbo dire che la propensione tutta italiana alla burocrazia, alle certificazioni, ai disciplinari e alle sigle di ogni genere, limita non poco la fruibilità di mezzi votati alla sintesi e alla concretezza come il web e i nuovi media, poco adatti allo sfoggio di sigle e blasoni e molto più emozionali e diretti. Semplicemente diversi, forse più autentici, questi mezzi si prestano ad una comunicazione più informale, magari in partnership con altre realtà ed eccellenze del territorio. Credo che manchi quasi del tutto la capacità di differenziare i messaggi e le modalità di comunicazione. Per come la vedo io il settore food ha ben presente come si comunica in TV o sulla carta stampata, ma ha ancora molto da imparare rispetto ai nuovi media, che oggi utilizza in modo frammentario e spesso inadeguato o migliorabile.

 

Il web, inteso come estensione delle dinamiche sociali,ed i suoi strumenti possono essere utili per un prodotto alimentare di nicchia?

Occorre fare analisi accurate, contestualizzare il messaggio e incanalarlo verso gli utenti giusti, nel modo e nei tempi che questi sono in grado di apprezzare

Assolutamente sì. Purché lo si comunichi nel modo giusto e al target giusto, altrimenti il flop è assicurato. Il che significa che non necessariamente si utilizzeranno tutti i canali e gli strumenti possibili e, soprattutto, che li si dovrà utilizzare in modo creativo, innovativo e con la dovuta progettualità, evitando di essere presenti soltanto “perché ci sono tutti” e non dando nulla per scontato o garantito. E’ certamente vero che su Facebook ci sono tutti, così com’è del tutto falso che su Twitter non c’è nessuno, ma è altrettanto vero che non tutti si comportano allo stesso modo, fanno le stesse cose e hanno le medesime finalità e aspettative nell’utilizzo di questi media. Occorre fare analisi accurate, contestualizzare il messaggio e incanalarlo verso gli utenti giusti, nel modo e nei tempi che questi sono in grado di apprezzare. Tanto più se parliamo di prodotti di nicchia o d’elite.

 

Un’ultima domanda, e se il produttore di questo fantomatico prodotto di nicchia ci chiedesse il ROI di questi strumenti di marketing, noi cosa gli rispondiamo ? Lo mandiamo a quel paese o possiamo spiegargli la loro importanza con parole gentili?

grazie a questi nuovi strumenti è possibile rivoluzionare il metodo di lavoro

Ecco la madre di tutte le domande sui Social Media… Personalmente ritengo che quella attuale non sia ancora la fase dei numeri e delle analisi sui social, così come non lo era qualche anno fa per il web in generale. A meno che non ci si chiami Barilla o Ferrero, infatti (che di nicchia non sono), la mole di dati che potrebbe emergere oggi dalle conversazioni sui social media sarebbe demotivante o, peggio, del tutto fuorviante. Quali dovrebbero essere, poi, le metriche? Il numero di utenti? Il loro engagement? Il numero delle conversazioni generate? Numeri troppo piccoli per avere un senso in un lasso di tempo ragionevole. La scintilla che deve scoccare nella testa di un imprenditore “di nicchia”, invece, è che grazie a questi nuovi strumenti è possibile rivoluzionare il metodo di lavoro e, cosa più importante, l’approccio con il pubblico. A che serve monitorare il traffico e la resa di una linea telefonica appena installata, il cui numero non è conosciuto da nessuno e non è neppure riportato sui coordinati aziendali? Però installare una linea è sicuramente un gran bel punto di partenza, per instaurare un dialogo! Ecco, credo che i social dovrebbero essere “venduti” più o meno così, alle aziende “di nicchia”, spiegando che i nuovi media rappresentano la semina di un germoglio nuovo e promettente, che darà frutti in tempi medio lunghi e che di certo ripagherà il piccolo ma importante sforzo di averci creduto, a patto di essere disposti a rivedere alcuni dei propri schemi e modalità di lavoro.

Grazie, a presto

 

 

Tutto l’evento sarà trasmesso in Streaming su Giornaledibrescia.it

@Credit image Pane web e Salame

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