La distanza tra le PMI ed i PMComunicatori

Sto cercando la strada per cominciare a scrivere il mio progetto di tesi per il Master…e credo che aprirò uno spazio dedicato per tutte le mie riflessioni: Foodcommunity

Uno dei “difetti” di chi vuol fare comunicazione è quello di mettersi al di sopra delle parti, come fa ogni professionista d’altronde  nella sua professione. La differenza sta nella finalità delle professioni: chi fa comunicazione non può permettersi, a mio avviso,  il “lusso” di non entrare in relazione con altre categorie di professionisti, non può permettersi di non tenere in considerazione il suo interlocutore. [ se ne parlava anche qui]

Da questa piccola premessa nasce una riflessione generata da altrettante riflessioni che ho trovato “sparse” nel web.

Si parla di PMI e del loro rapporto con i nuovi strumenti di comunicazione.

Pochi mesi fa c’è stato un incontro con i produttori di vino: OSSERVATORIO WINE: dalla tradizione all’internazionalizzazione

Si parlava di:

– Come accedere agli strumenti europei per lo sviluppo delle attività delle pmi
– Modelli strategici nelle dinamiche di internazionalizzazione delle PMI
– Strumenti di comunicazione online: dal sito vetrina ai social network
– Uffi cio Stampa 1.0 vs Uffi cio Stampa 2.0
– Come si parla di vino in rete?

Il tema sarà sicuramente stato interessante e molto attuale…ma a quanto pare da alcune discussioni in rete sembra che il problema rimane sempre lo stesso:   Chi comunica “a chi comunica”?

Traggo alcuni estratti di discussione:

[fonte stefano il nero]

…Dopo un’ora di parole duepuntozeresche si è alzato Marco ed ha fatto una domanda “Qualcuno può spiegare cosa vuol dire 2.0 ?

…A quel punto il dubbio era caldo nelle mani di “piccoli e medi” e dei “dodici” sul palco, il risultato era tangibile: magari gli imprenditori del vino saranno tardivi nell’approcciare le varie tecnologie del 2.0. ma gli strategist professionl information social media architect sanno parlare a questa gente? Sanno che lavoro fa questa gente e di cosa ha veramente bisogno? Questi guru della comunicazione sanno comunicare ai loro potenziali clienti?

una considerazione finale molto interessante

…Ecco la proposta in punta di lancia allora : la prossima volta che organizzate un dibattito di questo tipo, se proprio dovete piazzare sul palco dodici sedie, fate almeno a metà: sei duepuntozeristi e sei fra produttori e rappresentanti dei consumatori. Questo sarebbe un palco di gran lunga più 2.0 di quello visto a Verona quel dì di maggio, vedremo risultati sorprendenti o forse anche no.

Trovo altrettanto saliente il riassunto via slides di [mini]marketing

Qui il link diretto per la presentazione schematica di ciò che era ieri e ciò che potrebbe essere domani a favore delle PMI.

Si prospettano quindi due mondi, Pratica Vs Teoria.

Chi si pone da punto di osservazione delle aziende agricole vuol avere maggiore ocncretezza di azione.

Chi invece vuol “insegnare”  strategie di marketing “pretende” maggiore “aggiornamento” sul campo degli strumenti di interazione.

Quello della Prativa Vs la Teoria è un dilemma vecchio, ciò che potrebbe essere utile sarebbe un anello di congiunzione tra i due mondi.

COMUNICAZIONE? La parola deriva da communis significa metter “in comunione” due mondi…vogliamo ripartire da qui?

Cosa hanno imparato i partecipanti al convegno?

Gianluca Arnesano dice:

Cosa abbiamo imparato ? 1) innanzitutto che un workshop dovrebbe essere fatto al contrario … con i bloggher in platea e le imprese sul palco. 2) che ai workshop si va preparati … tutti. 3) che politica, didattica e 2.0 creano un gran casino nella testa dei partecipanti

Alessia invece osserva:

questi sono i punti di criticità:
– la disposizione della sala non ha aiutato a sviluppare un dialogo (eravamo anche logisticamente troppo lontani dai nostri uditori);
– i relatori erano estremamente numerosi e, per il tempo che ci è stato concesso, era difficile riuscire a concentrare interventi che non andassero di molto oltre il common sense (peccato, perché di cose da condividere ce n’erano, e molte…);
– la mia percezione personale, inoltre è stata esattamente quella che sottolinei anche tu: una platea (o almeno parte di essa) che era lì “perché doveva esserci” e che è talmente abituata ad essere passiva da non fare nemmeno più domande, anche quando potrebbe o dovrebbe. Rapportandomi pressoché quotidianamente con realtà simili, che ancora non ritengono opportuno investire nella comunicazione 2.0 (e che fanno fatica a farlo anche in quella 1.0: perché non hanno o non vogliono trovare il budget, perché mancano le risorse da dedicare, perché manca il know-how…porblemi leciti, ma che rischiano di portare l’azienda ad un’empasse anche commerciale), credo che il pensiero dei più sia stato che tutto quello che hanno sentito era così lontano dalla loro esperienza reale che difficilmente ne avrebbero potuto trarre qualcosa di utile.

Giorno 1 dicembre io farò “un incontro” con le PMI , presso la CCIAA di Siena  proprio su questi temi:

“Marketing e nuove forme di relazione”

Mi serviranno spunti di riflessione…

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