Il semplice è sempre più un elemento di “qualità” anzichè banalità del quotidiano.
Il semplice è quello che emerge con schiettezza in mezzo ad un paesaggio uniforme.
In questo caso sì, il semplice è un lusso!
Come lusso è un bene che assume un valore di prezzo molto alto perchè premia il suo essere “non convenzionale” a differenza dello standard di mercato.
Ed è così che riprendo la frase di un borgo toscano per un relax di lusso:
il vero lusso sta nella semplicità
che riassume perfettamente l’armonia creata da un luogo che ho avuto modo di visitare nel mezzo della toscana.
Un luogo fatto di passione umana verso la terra e di tanti sogni per lasciare inalterata la “semplicità” della tradizione.
Questo luogo meraviglioso ha un nome ed è reale. Si tratta di un borgo toscano ( del quale non farò il nome per evitare pubblicità) rimesso a nuovo restaurato, che esaltà ogni piccolo particolare della natura mantenendo un equilibrio ecologico mai visto prima.
Il proprietario è un signore davvero in gamba con tanti sogni nel cassetto per continuare a ridare un senso al valore della “semplicità” della vita naturale.
P.s.
Giusto per segnalere….il luogo di cui parlo è stato segnalato dal sunday times come uno dei luoghi del mondo per cui vale la pena visitare. Da noi solo Ilsole24ore, uno dei quotidiani che ultimamente ho riscoperto come tra i più completi, ne ha lasciato traccia.
Il borgo ha un osservatorio astronomico che completa l’equilibrio tra cielo e terra attraverso la poesia della natura.
Categorie: Riflessione dal web · marketing
Messo il tag: borgo, lusso, resort, toscana, tuscany, villa
Vi siete mai chiesti se il prezzo è un valore “intangibile”?
Penso sia ora che cominciate a domandarvelo ed ad apprezzarne non solo il suo valore economico.
Il prezzo di un prodotto alimentare diventa un “valore” immateriale quando rapprensenta l’unicità e la qualità assoluta.
In questo caso il cibo passa da “semplice” prodotto da mangiare a “oggetto” del desiderio di “assaggiare”.
Se passate da Monsulmano Terme in provicia di Pistoia fermatevi da Slitti per comprare il caffè da 700 Euro al Kilo
Categorie: marketing
Messo il tag: caffè, caro, cibo, prezzo
Mi piace questo articolo:
Perché le store brand in Italia non vivono un boom spettacolare?
Il concetto di fondo è molto semplice: perchè non incentivare lo sviluppo dei prodotti con il proprio brand ( conad, esselunga, coop…) ?
Mi sembra che stabilire un rapporto di fiducia verso i prodotti brandizzati con la propria marca sia una soluzione più vicina alle nuove trndenze dei consumatori.
Technorati Tag:
brand,
ricerca
Categorie: marketing
VinoPR scrive un elenco di aziende vitivinicole presenti su facebook.
Solo moda passeggera?
Mi piacerebbe sapere da chi ha scelto questa strategia con quali motivazioni l’ha fatto.
Posso ipotizzare che la scelta sia stata fatta per la metodologia “veloce” ed “economica” con cui comunicare news della propria cantina…
Ma sono solo queste le operazioni efficaci per un azienda agricola presente su Facebook?
E se con il tempo migliaia di aziende dovessero fare la stessa operazione, come si fa ad essere visibili?
I social network sono un grande specchio per le allodole se non usati impiegando “seriamete” del tempo, avendo pazienda e non pensando che siano il mezzo più “semplice” per farsi conoscere! Potrebbero avere molta più efficacia i volantini distribuiti sul territorio …
Categorie: Uncategorized
Ritengo utile segnalare la lettura dell’articolo di Gabriele Caramellino.
Parla di cosa si intende per comunicazione oggi, ma soprattutto fa un curioso accostamento tra i nuovi strumenti di “conversazione” ed i loro settori di interesse.
E’ così che scopro Bakespace, un luogo di scambio interattivo sul mondo dell’enogastronomia
…For People Who Believe the Kitchen is the Most Important Room in the House…
Non mi sono iscritto a questo network, ma a prima vista non mi sembra niente di straordinariamente particolare rispetto agli oltre 100.000 in circolazione.
Come afferma Sara su melealforno e conferma sull’altro spazio.
Mi sembra invece molto interessante ciò che si dice di Eataly…
Eataly si mostra come una azienda non convenzionale, poiché i suoi processi non sfociano nella comunicazione come di solito accade, ma partono da essa per seguire con coerenza la propria missione di qualità accessibile
Eataly è l’evoluzione della bottega sotto casa, ne coglie la filosofia e la trasforma in marketing
Categorie: Riflessione dal web · comunicazione · marketing
Sto cercando la strada per cominciare a scrivere il mio progetto di tesi per il Master…e credo che aprirò uno spazio dedicato per tutte le mie riflessioni: Foodcommunity
Uno dei “difetti” di chi vuol fare comunicazione è quello di mettersi al di sopra delle parti, come fa ogni professionista d’altronde nella sua professione. La differenza sta nella finalità delle professioni: chi fa comunicazione non può permettersi, a mio avviso, il “lusso” di non entrare in relazione con altre categorie di professionisti, non può permettersi di non tenere in considerazione il suo interlocutore. [ se ne parlava anche qui]
Da questa piccola premessa nasce una riflessione generata da altrettante riflessioni che ho trovato “sparse” nel web.
Si parla di PMI e del loro rapporto con i nuovi strumenti di comunicazione.
Pochi mesi fa c’è stato un incontro con i produttori di vino: OSSERVATORIO WINE: dalla tradizione all’internazionalizzazione
Si parlava di:
- Come accedere agli strumenti europei per lo sviluppo delle attività delle pmi
- Modelli strategici nelle dinamiche di internazionalizzazione delle PMI
- Strumenti di comunicazione online: dal sito vetrina ai social network
- Uffi cio Stampa 1.0 vs Uffi cio Stampa 2.0
- Come si parla di vino in rete?
Il tema sarà sicuramente stato interessante e molto attuale…ma a quanto pare da alcune discussioni in rete sembra che il problema rimane sempre lo stesso: Chi comunica “a chi comunica”? Continua a leggere →
Categorie: Riflessione dal web · marketing
Messo il tag: marketing, pmi, relazione, web 2.0
Leggevo di un “meraviglioso” brand siglato “ Senso” . Come potete leggere dall’articolo Senso
Toccare, annusare e poi gustare una fetta di salame “SENSO” dà il senso alla vita.
Personalmente non credo a queste “pubblicità” autoireferenziali, piuttosto credo in forme di coinvolgimento del gusto come “Gusta l’arancione“, dove il vero giudice del sapore è il consumatore che potrebbe trasformarsi in prosumer.
A tal proposito mi piacerebbe sapere l’opinione di
Doctorbrand
Categorie: comunicazione · marketing
Dovranno rendersene conto, prima o poi, che il consumer classico è una razza in via di estinzione. Il consumer moderno – anche definito prosumer- preferisce pagare un servizio in più anziché il rincaro di un prodotto già bello e pronto.
La teoria del low cost sta già facendo discutere, a tal proposito vi propongo un articolo interessante:
Lo riassumo in breve: Si compra di più e si spende male!
Anche nel settore dell’enogastronomia quello a cui si assiste è un consumatore scrupoloso, spende di più per rimanere soddisfatto, ma vuole necessariamente scovare da solo la prelibatezza! La tendenza è quella di spendere meno -o avere l’illusione di farlo- per la gestione del prodotto- la cosiddetta catena di distribuzione- ma garantirsi la goduria di cercare e trovare attraverso percorsi da autodidatta. La soddisfazione non ha prezzo!
Ecco quindi che nascono “strade” (mi sembra che si stia abusando un pò troppo di questo termine) gastronomiche nuove come quella dei honey traveller.
Il loro profilo è già schedato:
L´appassionato ha anche una carta d´identità ben precisa: salutista, esploratore di sapori, attento al territorio e alla qualità dell´ambiente. Insomma “turisticamente corretto”.
Lascio a voi le conclusioni in temini di marketing!
Categorie: comunicazione · marketing
Ho notato con poca meraviglia che la parola enogastronomia sta assumendo forme di significato molto ampie. Pertanto anche piccoli locali che prima si limitavano ad essere nominati come “osterie” e “ristoranti” adesso assumono una trasformazione di attributi; Cucina enogastronomia; che poi non ha molto senso, ma l’importante è far comparire quell’aggettivo per rendere più chic la cucina, come accadde per la Novelle cucine.
Leggendo l’articolo di Giorgio Guidelli mi trovo in disaccordo su una cosa: Non credo che lasciare intatte alcune pratiche renda più genuina la cucina locale, quello che rimane fondamentale per garantire “il successo” di una cucina tipica è la freschezza e la pulizia del posto. La donna un pò grassottella che ha il grembiule sporco di sugo, con i baffetti, la cucina piccola NON è per forza garanzia di tipicità e genuinità dei prodotti. Talvolta questi elementi sono invece nota di mancanza di norme igeniche, poca accuratezza nella cucina, e scarso interesse nel valorizzare quello che di più buono offre la loro terra: la bontà e la freschezza!
Non è certamente lavoro per dilettanti saper dare la giusta visibilità e il giusto premio a chi sa gestire al meglio il vero significato dell’enogastronomia, tenendo presente la pressione del mercato esterno sempre più concorrenziale e scorretto. Non sarà certo una guida(e su questo mi trovo d’accordo con Guidelli) che darà la giusta e meritata qualifica al locale tipico, ma saranno sempre più gli strumenti di marketing utilizzati sapientemente dalla Rete stessa, senza nessuna speculazione se non quella della condivisione del gusto, che geolocalizzeranno queste rare perle di bontà.
Categorie: Riflessione dal web
Messo il tag: enogastronomia
Se voi aveste un’azienda di prodotti alimentari e voleste aumentare la vostra notorietà, quali mezzi usereste ,ma soprattutto quanto investireste?
Non so voi ma c’è una cantina californiana che ha deciso – sagacemente- di utilizzare la Rete come strumento di diffusione ed il passaparola come modalità.Quanto ha investito? Come si chiama la cantina? Murphy-Goode Winery
Non è il primo caso di utilizzo della Rete da parte di cantine e di produttori di vino che vedono aumentare le proprie vendite e la propria notorietà, avete mai sentito parlare di Stormhoek ?
Sicuramente da piccoli produttori direte? Ma chi ce l’ha 100.000 euro da investire…
A parte il fatto che si potrebbe farelo stesso sistema con moooolto meno soldi, quello che è interessante non è quanto hanno speso ma “come” lo hanno speso!
Siete ancora indecisi?
Allora provate a scrivere su google Murphy-Goode e poi provate la stessa cosa con Brunello di Montalcino ( uno dei vini più conosciuti)…
Notate qualcosa?
Io noto un numero di pagine 20 volte superiore da partedi Murphy-Goode.
Questo naturalmente non vuol dire niente riguardo al vino ma vuol dire molto in termini di marketing!
Categorie: marketing · vino