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Le cantine di vino italiane su Facebook

Novembre 7, 2009 · 2 Commenti

 

VinoPR scrive un elenco di aziende vitivinicole presenti su facebook.

Solo moda passeggera?

Mi piacerebbe sapere da chi ha scelto questa strategia con quali motivazioni l’ha fatto.

Posso ipotizzare che la scelta sia stata fatta per la metodologia “veloce” ed “economica” con cui comunicare news della propria cantina…

Ma sono solo queste le operazioni efficaci per un azienda agricola presente su Facebook?

E se con il tempo migliaia di aziende dovessero fare la stessa operazione, come si fa ad essere visibili?

I social network sono un grande specchio per le allodole se non usati impiegando “seriamete” del tempo, avendo pazienda e non pensando che siano il mezzo più “semplice” per farsi conoscere! Potrebbero avere molta più efficacia i volantini distribuiti sul territorio …

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La comunicazione enogastronomica dai social media alla bottega…

Ottobre 18, 2009 · 1 Commento

Ritengo utile segnalare la lettura dell’articolo di Gabriele Caramellino.

Parla di cosa si intende per comunicazione oggi, ma soprattutto fa un curioso accostamento tra i nuovi strumenti di “conversazione” ed i loro settori di interesse.

E’ così che scopro Bakespace, un luogo di scambio interattivo sul mondo dell’enogastronomia

 

…For People Who Believe the Kitchen is the Most Important Room in the House…

 

Non mi sono iscritto a questo network, ma a prima vista  non mi sembra niente di straordinariamente particolare rispetto agli oltre 100.000 in circolazione.

 

Come afferma Sara su melealforno e conferma sull’altro spazio.

 

Mi sembra invece molto interessante ciò che si dice di Eataly

 

Eataly si mostra come una azienda non convenzionale, poiché i suoi processi non sfociano nella comunicazione come di solito accade, ma partono da essa per seguire con coerenza la propria missione di qualità accessibile

 

Eataly è l’evoluzione della bottega sotto casa, ne coglie la filosofia e la trasforma in marketing

 

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La distanza tra le PMI ed i PMComunicatori

Ottobre 17, 2009 · Lascia un Commento

Sto cercando la strada per cominciare a scrivere il mio progetto di tesi per il Master…e credo che aprirò uno spazio dedicato per tutte le mie riflessioni: Foodcommunity

Uno dei “difetti” di chi vuol fare comunicazione è quello di mettersi al di sopra delle parti, come fa ogni professionista d’altronde  nella sua professione. La differenza sta nella finalità delle professioni: chi fa comunicazione non può permettersi, a mio avviso,  il “lusso” di non entrare in relazione con altre categorie di professionisti, non può permettersi di non tenere in considerazione il suo interlocutore. [ se ne parlava anche qui]

Da questa piccola premessa nasce una riflessione generata da altrettante riflessioni che ho trovato “sparse” nel web.

Si parla di PMI e del loro rapporto con i nuovi strumenti di comunicazione.

Pochi mesi fa c’è stato un incontro con i produttori di vino: OSSERVATORIO WINE: dalla tradizione all’internazionalizzazione

Si parlava di:

- Come accedere agli strumenti europei per lo sviluppo delle attività delle pmi
- Modelli strategici nelle dinamiche di internazionalizzazione delle PMI
- Strumenti di comunicazione online: dal sito vetrina ai social network
- Uffi cio Stampa 1.0 vs Uffi cio Stampa 2.0
- Come si parla di vino in rete?

Il tema sarà sicuramente stato interessante e molto attuale…ma a quanto pare da alcune discussioni in rete sembra che il problema rimane sempre lo stesso:   Chi comunica “a chi comunica”? Continua a leggere →

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Il gusto del prodotto… facciamolo dire al cliente

Ottobre 13, 2009 · 8 Commenti

Leggevo di un “meraviglioso” brand siglato “ Senso” . Come potete leggere dall’articolo Senso

Toccare, annusare e poi gustare una fetta di salame “SENSO” dà il senso alla vita.

Personalmente non credo a queste “pubblicità” autoireferenziali, piuttosto credo in forme di coinvolgimento del gusto come “Gusta l’arancione“, dove il vero giudice del sapore è il consumatore che potrebbe trasformarsi in prosumer.

A tal proposito mi piacerebbe sapere l’opinione di

Doctorbrand

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marketing low cost

Agosto 25, 2009 · 2 Commenti

Dovranno rendersene conto, prima o poi, che il consumer classico è una razza in via di estinzione. Il consumer moderno – anche definito prosumer-  preferisce pagare un servizio in più anziché il rincaro di un prodotto già bello e pronto.

La teoria del low cost sta già facendo discutere, a tal proposito vi propongo un articolo interessante:

Lo riassumo in breve: Si compra di più e si spende male!

Anche nel settore dell’enogastronomia quello a cui si assiste è un consumatore scrupoloso, spende di più  per rimanere soddisfatto, ma  vuole necessariamente  scovare da solo la prelibatezza! La tendenza è quella di spendere meno -o avere l’illusione di farlo- per la gestione del prodotto- la cosiddetta catena di distribuzione- ma garantirsi la goduria di cercare e trovare attraverso percorsi da autodidatta. La soddisfazione non ha prezzo!

Ecco quindi che nascono “strade” (mi sembra che si stia abusando un pò troppo di questo termine) gastronomiche nuove come quella dei honey traveller.

Il loro profilo è già schedato:

L´appassionato ha anche una carta d´identità ben precisa: salutista, esploratore di sapori, attento al territorio e alla qualità dell´ambiente. Insomma “turisticamente corretto”.

Lascio a voi le conclusioni in temini di marketing! ;-)

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Il fumo dell’enogastronomia

Agosto 22, 2009 · 2 Commenti

Ho notato con poca meraviglia che la parola enogastronomia sta assumendo forme di significato molto ampie. Pertanto anche piccoli locali che prima si limitavano ad essere nominati come “osterie” e “ristoranti”  adesso assumono una trasformazione di attributi; Cucina enogastronomia; che poi non ha molto senso, ma l’importante è far comparire quell’aggettivo per rendere più chic la cucina, come accadde per la Novelle cucine.

Leggendo l’articolo di Giorgio Guidelli mi trovo in disaccordo su una cosa: Non credo che lasciare intatte alcune pratiche renda più genuina la cucina locale, quello che rimane fondamentale per garantire “il successo” di una cucina tipica è la freschezza e la pulizia del posto. La donna un pò grassottella che ha il grembiule sporco di sugo, con i baffetti, la cucina piccola NON è per forza garanzia di tipicità e genuinità dei prodotti. Talvolta questi elementi sono invece nota di mancanza di norme igeniche, poca accuratezza nella cucina, e scarso interesse nel valorizzare quello che di più buono offre la loro terra: la bontà e la freschezza!

Non è certamente lavoro per dilettanti saper dare la giusta visibilità e il giusto premio a chi sa gestire al meglio il vero significato dell’enogastronomia, tenendo presente la pressione del mercato esterno sempre più concorrenziale e scorretto. Non sarà certo una guida(e su questo mi trovo d’accordo con Guidelli) che darà la giusta e meritata qualifica al locale tipico, ma saranno sempre più gli strumenti di marketing utilizzati sapientemente dalla Rete stessa, senza nessuna speculazione se non quella della condivisione del gusto, che geolocalizzeranno queste rare perle di bontà.

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How much brand awareness in internet?

Luglio 21, 2009 · Lascia un Commento

Se voi aveste un’azienda di prodotti alimentari e voleste aumentare la vostra notorietà, quali mezzi usereste ,ma soprattutto quanto investireste?

Non so voi ma c’è una cantina californiana che ha deciso – sagacemente- di utilizzare la Rete come strumento di diffusione ed il passaparola come modalità.Quanto ha investito? Come si chiama la cantina? Murphy-Goode Winery

Non è il primo caso di utilizzo della Rete da parte di cantine e di produttori di vino che vedono aumentare le proprie vendite e la propria notorietà, avete mai sentito parlare di Stormhoek ?

Sicuramente da piccoli produttori direte? Ma chi ce l’ha 100.000 euro da investire…

A parte il fatto che si potrebbe farelo stesso sistema con moooolto meno soldi, quello che è interessante non è quanto hanno speso ma “come” lo hanno speso!

Siete ancora indecisi?

Allora provate a scrivere su google Murphy-Goode e poi provate la stessa cosa con Brunello di Montalcino ( uno dei vini più conosciuti)…

Notate qualcosa?

Io noto un numero di pagine 20 volte superiore da partedi Murphy-Goode.

Questo naturalmente non vuol dire niente riguardo al vino ma vuol dire molto in termini di marketing!

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Il gioco Wine dating. Il marketing del vino

Luglio 11, 2009 · 1 Commento

Quando si pensa a strategie di marketing non bisogna per forza immaginare a idee complesse. Il massimo che il marketing può raggiungere è coinvolgere tutti i cinque sensi. Quello che in chiave moderna è definito come il marketing esperienziale. E cosa c’è di più esperienziale del cibo o del vino?

Il vino in questo caso fa da sfondo ad un tema più complesso, che è quello del coinvolgimento dei sensi e della seduzione.

Il gioco si chiama Wine dating e sta spopolando in più città del mondo ed adesso è arrivato anche in Italia.

L’idea è molto semplice quanto geniale. Dare vita ad un gioco che riprende una pratica molto eccitante quanto complessa,ovvero, la seduzione. L’unica differenza è che a tessere le trame del gioco c’è un elemento che rende tematico l’evento: il vino.

Non a caso gli “importatori” del gioco sono due giovani imprenditori terza generazione di Pasqua vigneti e cantine, una delle eno-famiglie più conosciute al mondo.

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Anche l’occhio vuole la sua parte,ma la qualità?

Luglio 9, 2009 · Lascia un Commento

E’ una mania che si è consolidata nel corso degli anni ed adesso anche in giappone il cibo diventa un prodotto bello da vedere ma soprattutto leggero. E’ un rimedio alla tendenza verso l’obesità che il fast food ha generato con cibi grassi ed ipercalorici.

La bella apparenza del cibo suscita sempre maggiore attenzione rispetto all’imperfezione, anche questa è comunicazione del cibo. Resta da chiarire quale sia la corrispondenza tra la bellezza e la salubrità degli alimenti. Il paradosso vuole che gli alimenti meno trattati siano “esteticamente” meno appariscenti. Ma in una società dei consumi non si può non considerare il fattore umano per cui un prodotto “curato” della sua bellezza sia generalmente più attraente. La bellezza di un prodotto sano e genuino può anche essere visto come un qualcosa di semplice. D’altronde si sa la bellezza è pur sempre una qualità estetica soggettiva, la qualità no!

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Comunicare la qualità su più canali

Luglio 8, 2009 · Lascia un Commento

 

 Dal Web all’iPhone

E’ un progetto interessante quello presentato al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Si può pensare ad un nuovo modo di riorganizzare la tracciabilità della qualità. Quello che avviene, secondo me, è un diretto rapporto con un mondo ancora da scoprire, quello del biologico.

I consumatori hanno bisogno di certezze più trasparenti e progetti come questo rendono maggior chiarezza.

L’unica mia perplessità rimane sullo sviluppo del progetto:

 

un innovativo “motore” che consente di realizzare delle narrazioni, “frammenti” multimediali brevi che possono essere ascoltati e/o visti, prodotti da un istituto di ricerca e disponibili su tutti i canali tecnologici.

 

Quanti riusciranno ad accedere, tramite tecnologia, a queste informazioni? Non basta l’innovazione ma anche la possibilità che questa si diffonda senza interruzioni.

Trovo invece molto più coinvolgente progetti come “frantoi aperti” e “cantine aperte” che riescono a coinvolgere direttamente i consumatori.

 

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